CATEGORIA: Teoria
PRIMA OCCORRENZA: Mark Fisher, "Capitalist Realism: Is There No Alternative?", 2009
RISCHIO: ALTO
DATA: 2026-08-26
CAPITALISMO REALISTA — la tesi, formulata da Mark Fisher, secondo cui il capitalismo tardo non si presenta più come un'ideologia tra le altre ma come lo sfondo naturale e inevitabile di ogni immaginazione politica: "è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo" (formula spesso attribuita a Fisher ma che lui stesso riconduce a Jameson/Žižek).
Fisher descrive un blocco specifico: l'incapacità strutturale — culturale, estetica, persino percettiva — di concepire seriamente un'alternativa sistemica. Il "realismo" del titolo indica un regime di ciò che appare pensabile.
Il nodo con l'apparato iperstizionale: il capitalismo realista funziona come un'iperstizione rovesciata su scala colossale — un blocco immaginativo che si autoperpetua impedendo che altri futuri vengano anche solo concepiti, rendendo così il presente capitalistico l'unico orizzonte pensabile.
Segnale rilevato in: retorica del "there is no alternative" thatcheriana, critica alla precarietà lavorativa contemporanea, ripresa post-2016 del termine in ambito attivista e accademico dopo il suicidio di Fisher nel 2017.
STATO: concetto oggi ampiamente citato e stabile nel dibattito pubblico, forse eccessivamente — rischia la stessa sorte di "iperstizione": ri-mediazione che ne smussa la carica diagnostica originale.
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