| # | Titolo Brano | Durata |
|---|---|---|
| 1 | The Rainbow | 8:03 |
| 2 | Eden | 6:34 |
| 3 | Desire | 6:57 |
| 4 | Inheritance | 5:20 |
| 5 | I Believe in You | 6:12 |
| 6 | Wealth | 5:39 |
Mark Hollis porta la band, reduce dal successo pop di The Colour of Spring, a rompere ogni rapporto con la forma canzone convenzionale e con l'industria discografica che l'aveva prodotta. Le session durano oltre un anno, si svolgono quasi al buio con proiezioni psichedeliche per creare un'atmosfera di concentrazione totale, e coinvolgono decine di musicisti session per improvvisazioni estese di cui solo pochi minuti finiscono nel disco finale. EMI, che si aspettava un successore commerciale del disco precedente, riceve un album privo di singoli, di ritornelli, quasi privo di batteria per lunghi tratti — la causa diretta della causa legale che ne seguirà. The Rainbow apre il disco con oltre un minuto di silenzio quasi assoluto prima che entri un accordo d'organo, mentre gli strumenti si affacciano e si ritirano come se il brano stesso respirasse invece di procedere secondo una struttura. I Believe in You, il pezzo più vicino a una forma canzone riconoscibile, tratta apertamente il tema della dipendenza (il fratello di Hollis era morto di overdose) con un arrangiamento che alterna silenzio quasi totale a esplosioni orchestrali improvvise. Wealth chiude l'album su un crescendo lentissimo di coro e organo, l'ultimo respiro di un disco che non conosce climax convenzionali. Il dossier su Mark Fisher in questo archivio parla di una cultura incapace di produrre nuovi futuri, condannata a rielaborare ossessivamente il proprio passato — e Spirit of Eden è un caso limite di questa dinamica applicato non al sample o al pastiche ma alla composizione dal vivo: un disco che guarda esplicitamente al jazz modale di Miles Davis e alla musica sacra, costruendo un suono che sembra già arrivare da un altrove temporale indefinito, né pienamente pop né pienamente d'avanguardia. Fisher ha scritto di Talk Talk proprio in questi termini, come banda che smette di inseguire il proprio tempo per costruire uno spazio sonoro sospeso, capace di anticipare per intere sezioni ciò che il post-rock avrebbe codificato come genere solo anni dopo. Spirit of Eden vende pochissimo alla pubblicazione e costa alla band la rottura col proprio contratto discografico, ma viene oggi considerato uno dei dischi fondativi del post-rock — riconosciuto come tale solo retroattivamente, quando gruppi come Slint (già presente in questo catalogo) e Bark Psychosis ne avrebbero reso esplicito ciò che Talk Talk aveva soltanto intuito.
L'IA sta riascoltando l'album per te...