The Blue Notebooks è il secondo album di Max Richter, pubblicato nel 2004 dall’etichetta 130701, sotto il marchio FatCat. Richter arrivava dalla formazione accademica (Edimburgo, Royal Academy, studi con Luciano Berio) e da collaborazioni nell’ambito elettronico, e in questo disco unisce archi, pianoforte, tessuti elettronici e voce recitante. Il titolo rinvia ai quaderni in ottavo di Franz Kafka, da cui provengono parte dei testi, affiancati da pagine di Czesław Miłosz. I testi sono letti da Tilda Swinton con un tono neutro, quasi privo di inflessione. Il disco ha una forma frammentaria: brani brevi per pianoforte e archi si alternano a episodi più lunghi, e le parti recitate si inseriscono tra la musica senza una vera cornice narrativa. Horizon Variations apre con un andamento lento e un colore elettronico appena percepibile, mentre brani come Vladimir’s Blues e Shadow Journal lavorano su pochi elementi ripetuti. Il materiale armonico è semplice, costruito su progressioni diatoniche e su un uso economico del pedale e degli archi, che tendono a sostenere più che a dialogare. Il brano più noto è On the Nature of Daylight, un’elegia per archi costruita su una progressione che si ripete e sale lentamente. La sua diffusione nel cinema e in televisione ha finito per oscurare il resto dell’album, che pure ha un’unità di tono più marcata di quanto suggerisca il singolo brano. Richter ha collegato la genesi del lavoro al clima successivo all’invasione dell’Iraq nel 2003, e l’ascolto conserva qualcosa di quel contesto: la musica non commenta e non descrive, ma resta in una condizione di attesa e di disagio trattenuto. Nel contesto di Hyperstition.fm il disco si lega al dossier Mark Fisher (2). La voce di Swinton che legge Kafka su un tappeto di archi produce l’effetto di un’eco senza fonte precisa, vicino alla spettralità che Fisher descrive per la musica che ritorna svuotata del suo momento storico. Anche la sua fortuna successiva, con On the Nature of Daylight ormai associata a decine di scene di lutto, mostra come un brano possa diventare formula emotiva riconoscibile e quasi impersonale. Un secondo collegamento possibile è con il dossier Deleuze & Guattari (12), per l’uso della ripetizione come strumento di dilatazione del tempo. Il disco ha un posto stabile nel repertorio neoclassico contemporaneo, e per il catalogo del sito aggiunge un titolo alla sezione classical/ambient, ancora poco rappresentata.
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